Prof. Pietro MORTINI
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Conoscenza biologica e innovazione tecnologica per restituire le funzioni perdute

Il cervello e il sistema nervoso sono circuiti elettrici biologici, reti di neuroni che comunicano attraverso impulsi elettrochimici. Oggi la scienza e la bioingegneria dialogano con questi segnali non solo per rallentare la neurodegenerazione, ma per intervenire sui meccanismi che la generano. Al centro di questa rivoluzione c'è Neurotech, un ecosistema dell'Università Vita-Salute San Raffaele e dell'IRCCS Ospedale San Raffaele.

1. Stimolazione avanzata e neuroriabilitazione

Il laboratorio dedicato alle malattie neurologiche croniche si sviluppa su tre assi: mappare, stimolare e riabilitare.

Nota su Andrea Scotti: Il paziente (già citato nel primo documento) è tornato a camminare grazie alla neurostimolazione midollare ed è indicato come tedoforo alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.

2. Formazione e Sanità Digitale

L'ateneo sta formando nuove professionalità per gestire l'incontro tra medicina e tecnologia.

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«Non ricordavo di essere così alto»

L'intervento al San Raffaele. «Primo caso al mondo con quella lesione del midollo»

di Ruggiero Corcella

Corriere della Sera – 28 maggio 2025

L'incidente e la diagnosi

Ha ripreso a camminare dopo un brutto incidente che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle. Il protagonista è Andrea Scotti, 34 anni, di Ceto (Brescia), che lavora sulle montagne.

Domenica 13 ottobre 2019, alle ore 8, Andrea è saltato da un carrello elevatore che si stava ribaltando nel vuoto. La diagnosi è stata una lesione midollare traumatica a livello T11-T12 estesa al cono midollare (la porzione terminale del midollo spinale), che causava un grave deficit motorio dovuto al danno del sistema nervoso sia centrale che periferico.

Dopo l'incidente e un intervento d'urgenza agli Spedali Civili di Brescia, Andrea era tornato a casa e aveva ripreso a lavorare, seppur in carrozzina. Grazie alla fisioterapia aveva recuperato forma fisica, pur non potendo più correre in mountain bike o sciare come prima.

 

L'intervento pionieristico al San Raffaele

La svolta è arrivata grazie alla determinazione della madre Margherita, che ha cercato una soluzione per rimetterlo in piedi. Andrea è stato inserito in un protocollo sperimentale presso l'IRCCS San Raffaele di Milano, guidato dal professor Pietro Mortini.

Il 23 novembre 2023, Andrea è stato sottoposto a un intervento unico al mondo per quella specifica lesione:

Il recupero e il ritorno alla vita

La prima cosa che Andrea ha detto quando lo hanno rimesso in piedi è stata: «Non ricordavo di essere così alto».

Sei mesi dopo l'intervento, Andrea camminava autonomamente per un chilometro con l'ausilio di un deambulatore e dei tutori. Oggi dichiara orgoglioso di percorrerne due e ha persino partecipato alla Wings for Life World Run.

Andrea sottolinea l'importanza di accettare la propria condizione senza fare "castelli in aria", aggiungendo che il resto è questione di carattere e voglia di mettersi in gioco. Consiglierebbe l'intervento a chiunque si trovi nella sua situazione perché «non c'è nulla da perdere e tanto da guadagnare» ; ha già convinto un amico paralizzato a sottoporsi allo stesso percorso.

 

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Giulia Calefato
«Un tumore benigno alla testa: distrutto con la radiochirurgia»

L'istruttrice di fitness milanese lamentava strani formicolii al viso. Dopo una risonanza magnetica ha scoperto di avere un meningioma che doveva
essere rimosso nel più breve tempo possibile. Grazie a un intervento che sembra fantascienza, i medici hanno diretto fasci di radiazioni dentro il suo cranio andando a eliminare la neoplasia

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I 2024 rimarrà nella storia della medicina come l'anno in cui, per la prima volta, è stato impiantato nel cervello di un uomo un chip comunicante con un computer senza interposizione di connessioni materiali. Noi ricercatori della materia eravamo pronti da tempo a ricevere con gioia questa notizia. Per amore della verità mi sento in dovere di condividere sinteticamente alcune riflessioni che sgomberano il campo da informazioni sbagliate o fuorvianti.

La progettazione e la realizzazione del dispositivo attualmente in uso prevedono un utilizzo unicamente medico limitatamente ad aree del cervello umano prive di funzioni psichiche superiori, cioè quelle che determinano la vita di relazione degli umani con il prossimo e con l'ambiente. Il dispositivo impiantato recentemente non è progettato per la estrazione di dati a fini commerciali o, tanto meno, per il condizionamento della psiche umana.

Siamo certamente all'alba di una nuova era, padroni di una tecnologia che avanza rapidamente per il bene dell'umanità. Tuttavia, è pur vero che l'intervento dell'uomo su un suo simile per modificarne le funzioni neurologiche essenziali alla vita di relazione induce una comprensibile preoccupazione. La paura generata da questa innovazione, in un momento storico dominato dalla debolezza dei valori fondanti e da diffusi fenomeni di violenza e di prevaricazione, è figlia di un pensiero dove prevalente è il profilo dell'utile, per cui il profitto rende accettabile tutto ciò che lo determina. Anche l'idea che scienza ed etica siano tra di loro lontane suscita ulteriori timori nella collettività, nonostante gli uomini di scienza e
di fede proseguano con convinzione nel dialogo per il raggiungimento del bene dell'uomo, come testimonia la recente storica visita del cardinale Pietro Parolin all'Accademia Nazionale dei Lincei.

La scienza intesa come conoscenza è sempre buona, mentre la tecnologia può non esserlo. Perciò va guidata in primis dal diritto naturale oltre che dall'etica e dalla giurisprudenza. Per questo non si può prescindere da un pensiero che rimetta al centro l'uomo insieme ai diritti naturali che gli appartengono e che costituiscono il fondamento del concetto di etica e del diritto universale. In Occidente questa determinazione di regole è stata basata per due millenni sul corpus filosofico e morale proprio del cristianesimo, divenuto un patrimonio collettivo di valori condivisi anche dai non credenti, scienziati inclusi. Oggi dobbiamo constatare che la dottrina morale si è relativizzata e ha assunto i contorni di quel «pensiero calcolante», per dirla con Heidegger, svincolato dall'etica antropologica che affonda le proprie radici nella tradizione giudaico-cristiana. Un'etica non più legata alle categorie culturali e morali del sacro e inviolabile e della pietas, ma semplicemente dell'utile.

Il rischio è che si ceda a un pensiero tecnico senza astrazione mosso da logiche opportunistiche che può condurre a scenari inquietanti, come il condizionamento della mente umana per scopi diversi da quelli della cura. Il controllo di questa nuova tecnologia, pertanto, dovrà essere basato sul principio della centralità dell'uomo e della tutela del malato. Per noi ricercatori non è solo un'enorme responsabilità, ma anche un'eccezionale opportunità per rinvigorire le nostre radici morali e culturali affrontando questa innovazione senza deflettere a utilizzi impropri. La vera sfida è rimanere umani.

È dunque necessario normare fin d'ora l'utilizzo di questi dispositivi medici. In un mondo globalizzato le regole da applicare non possono che essere internazionalmente condivise con la massima trasparenza e ufficialità. L'imprescindibile confronto tra scienziati, giuristi, filosofi, uomini di fede non potrà che essere approfondito e incessante al fine di non rincorrere, ma di anticipare l'evoluzione tecnologica. Solo mediante la condivisione e il rispetto dei nostri e degli altrui valori sarà possibile garantire la "giusta" applicazione di una invenzione che potrà curare ciò che ora è incurabile.

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Le neurotecnologie aprono nuove prospettive nel campo dell'interfaccia fra il cervello e qualcosa di esterno ad esso, permettendogli di svolgere alcune sue funzioni.

E' stato dimostrato che è possibile, in casi rigorosamente selezionati, restituire la possibilità di camminare a persone che l'avevano persa. E si delineano nuove applicazioni potenziali nel campo di diverse patologie che interessano il sistema nervoso.

Si tratta di una settore di ricerca di frontiera avanzatissimo, che richiede importanti investimenti e che non va confuso con proclami e false promesse a scopo commerciale. Se ne parlerà a Il Tempo della Salute in un incontro a cui parteciperanno il professor Gianvito Martino, direttore scientifico dell'Irccs San Raffaele di Milano, e il professor Pietro Mortini, primario dell'Unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia stereotassica nello stesso istituto, a capo dell'equipe che ha eseguito un intervento grazie al quale una donna che non camminava da cinque anni per una paralisi degli arti inferiori ha potuto recuperare le funzioni motorie attraverso l'impianto di un neurostimolatore midollare.

La giovane, 32 anni, vittima di un incidente sportivo che le ha causato una lesione midollare, ora è in grado di mantenere la stazione eretta e di camminare con l'ausilio di un deambulatore. Il risultato è stato ottenuto attraverso l'impianto di un neurostimolatore midollare.

L'obiettivo è stato conseguito grazie alla collaborazione con un gruppo di ingegneri dell'Istituto di biorobotica de La Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che è diretto dal professor Silvestro Micera.

La paziente dopo l'operazione ha iniziato un complesso percorso riabilitativo. Il dispositivo impiantato si compone di due parti: un supporto biocompatibile per 32 elettrodi che viene inserito nello spazio epidurale della colonna vertebrale e un generatore di impulsi (una sorta di pace-
maker) simile a quelli utilizzati nei pazienti con aritmie cardiache, inserito sotto la pelle a livello dell'anca.

Gli impulsi vengono erogati al midollo spinale da dove transitano ai nervi e ai muscoli.

Il pacemaker è stato poi programmato per garantire l'attivazione coordinata di tutti i muscoli necessari alla deambulazione.

Il controllo delle funzioni dello stimolatore è possibile grazie a una serie di opzioni funzionali che possono essere scelte dalla paziente in base alle necessità locomotorie della vita quotidiana.

Si tratta di un primo passo all'interno di un programma di ricerca avanzata per sviluppare terapie innovative che si avvalgono di un'interfaccia tra dispositivi elettronici e sistema nervoso centrale per vicariarne le deficienze funzionali.

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Impiantato, per la prima volta in Italia, un neurostimolare che permette di tornare a camminare dopo una lesione midollare: ne parla a Il Mio Medico il Prof. Piero Mortini, direttore dell’Unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia stereotassica all’ospedale San Raffaele di Milano.

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La tecnologia è preziosa ma deve essere guidata dall’etica e usata con raziocinio. La base del sapere resta irrinunciabile.

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