Prof. Pietro MORTINI

Clinicamente, gli adenomi ipofisari non secernenti costituiscono circa la metà degli adenomi ipofisari. La maggior parte sono benigni.

Le principali cause d’insorgenza di tumori ipofisari benigni sono le seguenti:

Sintomi

I sintomi più comuni sono legati in genere alle notevoli dimensioni della massa tumorale che va così a comprimere le strutture circostanti.
Quando l’adenoma ipofisario è di notevoli dimensioni (macroadenoma) può crescere all’interno della cavità cranica e arrivare a comprimere il chiasmo ottico portando così a deficit del campo visivo. In casi acuti il paziente può arrivare a poter vedere solo ciò che è situato frontalmente. Molti pazienti comunque non sono consci di tali problemi visivi fino a quando non raggiungono un livello molto acuto.
Altri problemi visivi possono essere la perdita dell’acuità visiva, specialmente quando il macroadenoma cresce e arriva a comprimere il nervo ottico; oppure difficoltà nel percepire colori in modo vivido

Diagnosi

Le immagini neuroradiologiche sono uno dei metodi che possono essere utilizzati per diagnosticare clinicamente la presenza di un adenoma ipofisario non secernente. I test ormonali sono utili per valutare il dosaggio di ormone ipofisario, così da confermare che non vi è presenza di un eccesso di ormone prodotto dal tumore.

Tra gli esami diagnostici indicati vi sono:

In particolare la RM è indicata per confermare la presenza di una massa tumorale.

Se i sintomi suggeriscono una condizione di ipopituitarismo (cioè la diminuzione di uno degli ormoni normalmente prodotti dall’ipofisi), è possibile procedere ad una valutazione completa del sistema endocrino attraverso esami ematici.

Nel caso di problemi visivi acuti, ulteriori indagini possono essere eseguite da un oftalmologo. Tra queste:

Opzioni terapeutiche

Trattamento chirurgico

Nella maggior parte dei casi di adenoma ipofisario non secernente, la rimozione chirurgica può risultare l’approccio più efficace.

La rimozione dipenderà da:

Nel caso di rimozione totale del tumore, la percentuale di guarigione può arrivare all’80%.
Inoltre l’intervento chirurgico permette

Se il tumore ipofisario richiede l’intervento chirurgico, in genere l’approccio per via trans-nasale è il più indicato. Questo è un intervento minimamente invasivo, eseguito per via microchirurgica o endoscopica, che permette di rimuovere il tumore riducendo le possibili complicanze e i tempi di degenza. Questa tecnica tuttavia deve essere eseguita da personale medico specializzato e necessita di tecnologie dedicate.
Tumori di dimensioni maggiori ed estesi nella cavità cranica possono invece richiedere un intervento di chirurgia tradizionale (craniotomia) per poter raggiungere il tumore.

Se anche dopo la chirurgia, si rileva la presenza di alcune cellule tumorali, può essere indicato un trattamento di radioterapia

Radioterapia

La radioterapia può essere utile come intervento di secondo livello per tumori non secernenti. In particolare un intervento di chirurgia stereotassica (Gamma Knife) può essere efficace per bloccare la crescita della massa tumorale.